Benché vengano sovente definiti “rimedi”, gli omeopatici sono medicinali a tutti gli effetti, come definito dal D.Lgs. 219/2006 che ha portato al recepimento in Italia della Direttiva   2001/83/CE, recante un codice comunitario per i medicinali a uso umano.

Prevedono una materia prima di partenza che può essere di origine vegetale, animale o minerale. Durante la preparazione dei medicinali, queste sostanze vengono fortemente diluite con alcool e sottoposte a scuotimento ripetuto (processo di dinamizzazione). Le principali forme farmaceutiche dell’omeopatia sono tubi granuli e dosi globuli, ma anche compresse, supposte, fiale orali, pomate, etc.

Esistono due grandi tipologie di medicinali omeopatici:

  • I medicinali a nome comune (detti anche unitari) sono di solito caratterizzati da un nome latino, contraddistinti da una diluizione (ad esempio: Arnica montana 9 CH) e si presentano generalmente nelle forme farmaceutiche di tubi granuli o dosi globuli; molti di questi medicinali possono essere utilizzati nell’ambito di trattamenti individualizzati che possono riguardare diverse patologie.
  • Le specialità omeopatiche sono invece caratterizzate da un nome di fantasia voluto dall’azienda che le produce e si presentano sotto forma di compresse, sciroppi, monodosi liquide, pomate, colliri e altre forme farmaceutiche. La maggior parte delle specialità ha precisi campi d’applicazione e potrebbero essere classificabili come farmaci OTC, sia per sicurezza, per via di somministrazione e per ambito terapeutico (sono concepiti per patologie minori, tipiche dell’automedicazione, per esempio influenza, tosse, traumi muscolari…), oltre che per la trentennale presenza sul mercato.

In Italia, gli omeopatici non sono rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale, mentre in Francia molti di essi lo sono. Gli omeopatici possono invece essere portati in detrazione nella dichiarazione dei redditi, come accade per molti altri farmaci in Italia.

IL COMPARTO IN ITALIA: ALCUNI NUMERI

La vendita di farmaci omeopatici in Europa nel 2010 si è attestata su 1,3 miliardi di euro, circa lo 0,8% del mercato europeo del farmaco.
Quello italiano è il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania. L’azienda leader è Boiron, che detiene circa il 50% del mercato ed è la filiale italiana della multinazionale presente in Francia dal 1932.

ASSENZA DI INDICAZIONI TERAPEUTICHE

Fino a oggi abbiamo vissuto in una fase di transizione molto particolare: da un lato, una legge del 1995 riconosceva gli omeopatici come “medicinali” a tutti gli effetti, dall’altro però, gli omeopatici erano solo notificati, ma non registrati (la fase di registrazione è stata infatti negli anni più volte posticipata).  Entro il 2018, i medicinali omeopatici presenti sul mercato nel 1995 verranno registrati attraverso una “procedura semplificata”, come prevede l’art. 20 del D.lgs. 219/06. Il passaggio dalla semplice notifica alla registrazione rappresenta un piccolo passo in avanti per il comparto, ma a confronto con la Francia, ad esempio, ci sono ancora grandi differenze. Non solo perché in Francia, il processo di registrazione dei medicinali omeopatici è già effettivo da decenni e i Medicinali Omeopatici a Nome Comune sono addirittura rimborsati dal SSN, ma soprattutto per la questione indicazioni terapeutiche.  Per quanto riguarda le specialità omeopatiche, ovvero quei medicinali prodotti specificatamente dalle aziende con un marchio proprio, in Francia possono riportare sulla confezione le indicazioni terapeutiche e la posologia, ed è consentita la pubblicità al pubblico.
Nel nostro Paese invece, il cittadino italiano che acquista in farmacia un farmaco omeopatico (in particolare le “specialità omeopatiche”), non vi trova le indicazioni terapeutiche e la posologia, né sul packaging esterno, né all’interno di un foglietto illustrativo. Inoltre, è vietata la pubblicità al pubblico sui medicinali.

I PAZIENTI/CONSUMATORI: ALCUNE INDAGINI

Secondo un’indagine commissionata da Omeoimprese a Doxapharma (2012) il 16% della popolazione italiana adulta – dunque 11 milioni di cittadini – ha usato almeno una volta nell’ultimo anno un medicinale omeopatico.
L’omeopatia è una terapia che piace in particolar modo alle donne, come rivela un’indagine condotta da O.N.Da, l’Osservatorio Nazionale salute della Donna (2013): sono più di 9 milioni le italiane che hanno acquistato almeno una volta nella vita un medicinale omeopatico, per se stesse o per altri, e oltre il 70% dichiara di aver avuto un’esperienza positiva con l’omeopatia.
Infine, da una recente indagine di AstraRicerche (2013) risulta che gli italiani vorrebbero saperne di più rispetto al tema omeopatia: lo dice il 51.7% di chi afferma di conoscere – anche senza esperienza di utilizzo – i medicinali omeopatici. AstraRicerche ha inoltre rilevato che il 68% degli intervistati non sa che in Italia esiste un divieto per le aziende di inserire le indicazioni terapeutiche e la posologia sul foglietto illustrativo. Il 39,9% trova sbagliato non fornire al consumatore le informazioni relative alle specialità omeopatiche.

CHI PRESCRIVE MEDICINALI OMEOPATICI?

Nel nostro Paese sono 20mila i medici che li prescrivono, ai quali bisogna aggiungere i farmacisti che li consigliano al banco. I medicinali omeopatici sono, infatti, venduti in farmacia e rappresentano una delle possibili terapie che medici e farmacisti possono utilizzare nella propria pratica quotidiana.

Una parte dei medicinali omeopatici, e in particolare le specialità omeopatiche, sono farmaci assimilabili agli OTC allopatici, ragione per cui, per essere consigliati, non richiedono una competenza più elevata e specialistica di quella di un medico di medicina generale o eventualmente di un farmacista. Molti medicinali omeopatici a nome comune, invece, sono utilizzati nell’ambito di trattamenti individualizzati che possono riguardare diverse patologie e che per essere prescritti necessitano di una conoscenza approfondita.

A differenza di altri Paesi come per esempio la Francia, in Italia la farmacologia omeopatica non è integrata all’interno delle facoltà di Medicina e Chirurgia e nemmeno di Farmacia. Per questo, il medico che voglia studiare l’omeopatia è costretto, dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia, a seguire corsi extracurriculari (esistono anche dei corsi rivolti ai farmacisti, dopo il conseguimento della laurea in Farmacia).

La Conferenza Stato-Regioni, nell’ambito di un accordo del febbraio 2013, si è espressa in merito alla certificazione di qualità della formazione in omeopatia, agopuntura e fitoterapia, individuando i seguenti criteri: 400 ore di lezioni teoriche e 100 di pratica, da effettuare presso soggetti pubblici o privati accreditati alla formazione. Tale percorso formativo deve avvenire dopo il conseguimento di una laurea tradizionale in Medicina e Chirurgia.
L’accordo della Conferenza Stato Regioni prevede inoltre che vengano istituiti presso gli Ordini professionali provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri gli elenchi, distinti per disciplina, dei professionisti già esercenti l’omeopatia, l’agopuntura e la fitoterapia. Le prime Regioni ad aver recepito l’accordo della Conferenza Stato-Regioni sono state le Marche e il Trentino Alto-Adige.

L’OMEOPATIA IN OSPEDALE

In Toscana le “terapie complementari” come l’omeopatia, la fitoterapia e l’agopuntura sono invece inserite già dal 2005 nei Lea, cioè nei Livelli essenziali di assistenza*. Ciò consente ai cittadini residenti di usufruire di visite specialistiche pagando un ticket di 18.59 euro. Sempre in Toscana è nato, nel 2011, l’Ospedale Petruccioli di Pitigliano (GR), un centro di medicina integrata a disposizione dei pazienti ricoverati e di quanti chiedano, dall’esterno, di ricevere cure integrate in regime ambulatoriale. Inoltre, su tutto il territorio italiano – dalla Valle d’Aosta al Lazio, dal Veneto alla Sicilia – ci sono diversi Ospedali pubblici che ospitano ambulatori di omeopatia.

* LEA: l’insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket.