Dott. Fernando Piterà
Medico – Chirurgo (Genova)
Condirettore e saggista della rivista Anthropos e& Iatria:
Rivista italiana di Studi e Ricerche sulle Medicine Antropologiche e di Storia delle Medicine.
Vice Presidente dell’Associazione Scientifica Internazionale per la Ricerca, lo Studio e lo Sviluppo delle Medicine Antropologiche.

L’Omeopatia nacque alla fine del XVIII° secolo in Sassonia dalle sperimentazioni e dalle geniali osservazioni della mente innovatrice di Samuel Friedrich Christian Hahnemann (1755-1843). Nonostante gli attacchi più feroci e l’esplicita condanna della classe medica imperante, il nuovo metodo terapeutico si diffuse ben presto in Europa seguendo il corso degli eventi bellici. Prima in Germania dove nacque, e poi in Austria, e subito dopo in Italia al seguito delle truppe austriache e successivamente in Francia, Inghilterra, in Asia e nelle Americhe.

La diffusione dell’Omeopatia in Italia avvenne al seguito delle truppe austriache chiamate, nel 1821, dal Re Ferdinando I a seguito delle sommosse avvenute nel Regno di Napoli. L’Omeopatia era già profondamente affermata e diffusa fra i medici militari dell’armata austriaca che all’epoca presidiavano il Nord Italia. Molti dei Medici militari al seguito dell’armata comandata dal Generale Barone Köller praticavano l’Omeopatia apertamente e ufficialmente, favoriti anche dal fatto che il Dottor Marenzeller, Medico in capo alle armate austriache, era un Omeopata e che Carlo Filippo, Principe di Schwarzenberg, Feld-Maresciallo austriaco, era stato un paziente di Hahnemann.

Tra i Medici militari tedeschi, fu il Dott. Necker di Melnik quello che più contribuì alla diffusione dell’Omeopatia in Italia; egli aprì a Napoli un dispensario e attorno a lui si coagularono quei discepoli che poi saranno i principali artefici della storia dell’Omeopatia di Napoli, i Dottori: Cosmo de Horantiis, Francesco Romani e Giuseppe Mauro.
Agli esordi (1822-1830) lo sviluppo dell’Omeopatia in Italia fu decisamente difficile, malgrado fosse apertamente favorita dai Borboni. Hahnemann aveva ideato un nuovo metodo terapeutico basato sulla sperimentazione e sull’esperienza clinica, non una teoria scientifica astratta e lontana dai bisogni dei pazienti. Nella storia del pensiero medico occidentale Hahnemann è il primo e unico Medico-pensatore che rompe completamente con tutti gli schemi scientifici, mentali e metodologici sino ad allora conosciuti in medicina. È il primo che nella storia della medicina sperimenta farmaci su uomini sani (volontari) per capirne gli effetti e la patogenesia delle sostanze. Egli aveva infatti tratto il suo metodo descritto nelle sue opere dall’osservazione clinica realizzata su migliaia di pazienti, durante la sua attività quotidiana, e dalla sperimentazione delle sostanze medicamentose sull’uomo sano applicando fino all’esasperazione il metodo Galileiano: osservare attentamente ciascun fenomeno naturale, risalire dall’osservazione di più fenomeni alla ricerca della legge naturale che li governa, riprodurre il fenomeno seguendo la legge che lo ha prodotto.

È il primo Medico che adotta il periodo di quarantena nelle epidemie di colera e separa i malati da quelli non ancora contagiati. È il primo che considera l’ammalato nella sua globalità di mente, corpo e ambiente; è il primo che pone attenzione sui sintomi eziologici, il primo che si adopera per condizioni più umane verso i malati di mente, ecc.; prima di lui nessun altro Medico aveva osato spingersi tanto avanti. Fu perseguitato e ferocemente osteggiato dalla classe medica imperante.

Hahnemann offriva quindi ai suoi contemporanei un nuovo mondo terapeutico, con una diversa concezione della medicina, ma soprattutto con nuovi medicinali più sicuri ed efficaci. L’applicazione di questa nuova metodica terapeutica era però più complessa e presupponeva un lungo studio, un attento esame del paziente e una scrupolosa sintesi dei dati clinici. La sua opera ed il suo metodo furono pertanto oggetto di diatriba e di accese discussioni che durano tutt’ora. La medicina dei tempi di Hahnemann era invece piuttosto semplice e ancora ancorata agli schemi galenici con presidi terapeutici talora astrusi o pericolosi (setoni, sanguisughe, salassi, purganti, ecc.).

Esisteva quindi una spontanea reazione da parte dei Medici che si opponevano ad abbandonare le comode, ancorché inutili, pratiche terapeutiche, a favore di un sistema più complesso che li obbligava a nuovi studi e a un accurato esame di ogni malato.

Un altro importante motivo di reazione contro l’Omeopatia era dovuto all’odio radicato contro l’invasore; tutto ciò che portava la marca asburgica era sistematicamente rifiutato e boicottato sia dalla classe intellettuale che dalla popolazione locale. La stessa sorte toccò dunque all’Omeopatia in quanto prerogativa dei medici delle odiate truppe di occupazione. Condividere le idee del nemico equivaleva a essere un traditore della patria e venire meno allo spirito patriottico. Così, proprio dove avrebbe avuto le maggiori possibilità di diffusione, l’Omeopatia si sviluppo’ in sordina e in ritardo rispetto alle altre regioni. Molti medici italiani ne avevano sicuramente sentito parlare dai loro colleghi austriaci, ma per loro era difficile apprendere e praticare la nuova terapia in quanto la popolazione locale, restia ad assimilare tutto ciò che portasse il marchio del nemico, poteva tacciare di filo-austriaco e traditore perfino un medico che la praticasse. Questo spiega il silenzio sulle guarigioni omeopatiche di allora e giustifica in parte le polemiche e i tentativi di allora messi in atto per ridicolizzare e distruggere l’Omeopatia. Anche uomini di elevata intelligenza si rifiutavano a priori di documentarsi seriamente sull’Omeopatia lasciandosi trasportare da una mancanza assoluta di critica e di obiettività scientifica. Bisogna tener conto che molti italiani erano irredentisti e il giogo dello straniero era allora molto pesante: qualsiasi tentativo di ribellione veniva soffocato sul nascere mediante dura repressione. La storia del nostro Risorgimento è piena di esempi dove intellettuali, scrittori, artisti, musicisti e poeti con ogni mezzo a loro disposizione combatterono una “guerra fredda” contro l’oppressore. Il disprezzo che si esprimeva in tutte le polemiche riguardanti l’Omeopatia era dovuto soprattutto al fatto che la nuova scienza terapeutica era l’espressione delle odiate alte sfere dell’esercito. Per spezzare ogni preconcetto, era necessario un evento eccezionale che facesse scalpore e portasse l’Omeopatia alla ribalta, all’onore della cronaca. Ed è proprio ciò che accadde: la guarigione del Maresciallo Radezky.

Il Maresciallo era affetto da un tumore all’occhio destro che i migliori medici specialisti di Milano e Pavia avevano rinunciato a curare. Il Prof. Jaeger, il più eminente oculista della Corte d’Austria, fu mandato dall’Imperatore presso l’illustre malato, ma senza risultato: la sua diagnosi e la sua prognosi furono infauste. Fu allora che Radetzky abbandonato al suo destino di malato incurabile si rivolse all’Omeopatia. Così avvenne che il Dott. Hartung lo guarì radicalmente in sei settimane con l’Omeopatia.

Il Dottor Varlez, membro dell’Accademia Reale di Medicina di Bruxelles, che incredulo voleva la conferma del fatto, ricevette dallo stesso Radetzky la seguente lettera: “Signore, è con piacere e riconoscenza che io dichiaro che è a M.
Hartung, medico omiopatico, che sono debitore della guarigione di una malattia gravissima dell’occhio. Trovandomi già abbandonato dagli altri medici è all’Omeopatia che io debbo la vista, oltre che la vita. I dettagli sul decorso della malattia e del relativo trattamento si trovano sulla Gazzetta Universale Omeopatica dell’Anno 1841.” Ricevete, ecc… Firmato: Radetzky. (Conférence sur l’Homoeopathie, par le Dr. Michel Granier, Paris, Ballière, 1855, pag. 91). Rimangono agli atti della storia le testimonianze, le diagnosi e le perizie scritte di due tra i più grandi luminari dell’Oculistica del tempo, i Professori F. Flarer e F. Jaeger e la testimonianza autografa dello stesso Radetzky.

Il Dott. Hartung divenne famoso a Milano con la guarigione di Radetzky meritandosi così la sua riconoscenza. Nel 1843, per testimoniare la loro gratitudine, amici e pazienti della migliore società milanese, con a capo Radetzky, fecero coniare per Hartung una medaglia d’oro, incisa dall’artista Broggi la quale recava la seguente dicitura: «I clienti ed amici in segno di gratitudine ed amicizia – Milano XI Maggio MLCCCXLIII.». Nell’altra faccia vi era inciso: «Al primo omeopatico in Lombardia.». La medaglia fu offerta ad Hartung ufficialmente insieme ad un diploma di riconoscimento che portava la firma di 46 donatori.

L’immagine di quella medaglia ricordo venne pubblicata nel Giornale Popolare di Omeopatia di Lipsia (n°. 4-1940).
L’evento fu “dimenticato” dagli storici dell’epoca in quanto i patrioti italiani cercarono di ignorare tutto ciò che riguardava l’oppressore. Infatti, nelle riviste italiane dell’epoca, tranne quelle omeopatiche, non si trova nessuna traccia di questo evento e tantomeno nessun commento a riguardo della strabiliante guarigione. In Germania e in tutta Europa, invece, il caso Radetzky ebbe ampia risonanza e molto fu scritto in onore e a maggior fama del Dott. Hartung.

Dal 1830 al 1860, l’Omeopatia conosce in Italia il massimo periodo di diffusione e di splendore. Nel suo libro Storia dell’Omeopatia in Italia il Dott. Lodispoto riferisce che nel 1834 si contavano in Italia almeno cinquecento Medici Omeopatici che rappresentavano un numero cospicuo per quei tempi, soprattutto tenendo conto che la diffusione dell’Omeopatia era limitato alla Campagna, alla Sicilia, al Lazio e all’Umbria. Gli elementi principali del consenso che si creano attorno alla metodica Omeopatica in quel periodo erano costituiti dai successi clinici e dall’innocuità di questa forma terapeutica, che spingeva i pazienti e i Medici a farsi promotori del suo sviluppo.

Il firmamento dell’Omeopatia è costellato di innumerevoli episodi e casi clinici simili a quello del Maresciallo Radetzky che contribuirono allo sviluppo e alla diffusione dell’Omeopatia in Italia. Un lunghissimo elenco di medici, scienziati, statisti e grandi uomini di cultura potrebbe essere stilato sino a riempire intere pagine. Questi uomini, grandi e meno grandi, tutti accomunati dalla sofferenza e dalla malattia si convertirono all’Omeopatia non per un atto di fede, ma solo e a seguito della propria guarigione o a quella dei propri familiari, quando le cure della medicina convenzionale avevano fallito il loro compito. Geni della levatura di Madame Curie, scopritrice del Polonio, del Radium e della Curiterapia, unica donna insignita due volte del Premio Nobel: uno per la Fisica (1903) ed uno per la Chimica (1911) e del suo sposo e collaboratore Pierre (anch’egli Premio Nobel per la Fisica) furono convinti assertori e praticanti dell’Omeopatia. “Madame Curie è Medico Omeopatico, come lo era il suo sposo e collaboratore. Noi abbiamo avuto fortuna di intervistarla nei riguardi dell’Omeopatia durante la sua recente visita negli U.S.A. e ci ha dichiarato che proprio per merito delle cognizioni Omeopatiche ha potuto condurre al successo le sue ricerche sul Radium” (Dal periodico Jottings di Filadelfia, Fascicolo n. 27, Dicembre 1930).

Scienziati, statisti e uomini illustri come Aegidi, Amador, Attomyr, Balari-Costa, Bargellini, Beethoven, Behring, Benamozeg, Bier, Bismarck, Boenninghausen, Boerhaave, Boschi, Bruschi, Cargé, Charrette, Chavanon, Chopin, Amalio Cimeno, Coll, Collet, Conan-Mériadec, Curie, Daniel, Carlo Darwin, De Guidi, Dufresne, Fantappiè, Faure, Fletcher, Gastier, Gioberti, Giolitti, Gray, Henderson, Hering, Hower, Hufeland, Huchard, Kinner, Kotschau, Jahr, Jourdan, Lakhovsky, Lombroso, Lordat, Mabit, Maranon, Maritain, Mazzini, Miller, Pétroz, Puccinotti, Radetzky, Antonio Rosmini, Roosevelt, Francesco Severi, Sieffert, Simon, Skinner, Tessier, Teste, Tommasini, Weimar, Weir, Wrecha Zlatarowich, e molti altri ancora, furono anch’essi o pazienti o convinti assertori dell’Omeopatia.

Anche tra i Pontefici troviamo difensori dell’Omeopatia, dopo aver inutilmente tentato le cure convenzionali prescritte dai migliori specialisti che avevano a loro disposizione. Mi riferisco proprio a Gregorio XVI, Leone XII, Leone XIII, Pio VIII, Pio IX e Pio XII.

RAPPORTI DELL’OMEOPATIA CON IL VATICANO
Sin dalla prima comparsa in Italia l’Omeopatia incontrò il favore dei movimenti cattolici e del Vaticano. La posizione del Vaticano nei confronti dell’Omeopatia era ben nota anche in Francia. Nel Giornale Omeopatico del 1875 edito a Nîmes, comparve un articolo dei Fratelli Peladan i quali scrivevano: “La Chiesa Romana lascia piena libertà alla scienza, è scritto, finché questa rimane nel campo che le è proprio. Ciò è talmente vero che mai nessuna opinione medica fu oggetto della minima censura. D’altra parte i Papi non hanno mai mostrato quell’odiosa intolleranza che l’aggruppamento degli scienziati sapienti ostinati nella loro routine hanno ostentato uno dopo l’altro contro i medicamenti eroici, contro le riforme farmaceutiche, contro le nuove scoperte, le proprietà dell’Antimonio e quelle della China, le preparazioni spagiriche, la teoria della circolazione del sangue e infine contro l’Omeopatia, la più importante delle novità mediche. Mentre molte Università e molti governi, essendo influenzati dai rappresentanti degli studi ufficiali, rifiutavano l’Omeopatia senza averne nemmeno studiato il nome e impedivano ai successori di Hahnemann di dispensare dei rimedi direttamente e liberamente – condizione indispensabile al successo in ogni località in cui non esiste una Farmacia Omeopatica specializzata, – la Corte di Roma procedeva con grande larghezza di vedute nei confronti del nuovo metodo di guarigione. Tutti quelli che considerano l’Omeopatia come una verità in medicina devono testimoniare a Pio IX tutta la gratitudine che la nostra scuola gli deve per i favori eccezionali che le ha concessi.

Fu nel 1827 che l’Omeopatia fu introdotta a Roma dal Dottor Kinzel, un austriaco. Il metodo hahnemanniano ottenne in quella città un trionfo completo sugli avversari, cioè i partigiani della vecchia scuola allopatica. Il loro decano, il Dottor Luppi, era riuscito a convincere il Papa che era necessario proibire agli Omeopati la libera distribuzione dei rimedi a Wahle, nativo di Leipzig, omeopata, i cui numerosi e brillanti successi hanno dato alla nuova medicina un’immensa popolarità, fece invano valere i suoi privilegi di straniero e l’influenza di uno dei suoi protettori, il Barone Liedderkerke, Ambasciatore olandese. Ma, nel 1841, sebbene non possedeva nessun titolo accademico regolare, questo Medico ottenne l’autorizzazione di praticare l’Omeopatia negli Stati Pontifici da Sua Santità essendo questi, dopo essersi fatto fare un resoconto del modo in cui gli Hahnemanniani preparano le loro medicine, stato sollecitato da qualche nobile famiglia romana.

Da allora Wahle vide crescere notevolmente la cerchia della sua clientela, e il convento dei Gesuiti l’adottò come Medico, concedendogli onorari doppi rispetto a quelli assegnati ai suoi predecessori allopati. Egli, in seguito alle sue energiche proteste contro il divieto di distribuire rimedi e grazie alla protezione di prelati eminenti, riuscì a rendere nulle le severe ordinanze pubblicate in proposito dalla municipalità di Roma e Bologna. Infine, nel 1842, Sua Santità, meglio istruito sul modo di preparazione dei rimedi Omeopatici, revocò in favore dei Medici Omeopatici il divieto di distribuire medicine ai malati.
Per di più, nel 1852, una bolla di Pio IX sanciva il diritto agli ecclesiastici di distribuire delle medicine Omeopatiche in caso di urgenza o in assenza degli uomini dell’Arte. Tale permesso era esteso alle regioni senza medici. Il Dottor Charge di Marsiglia, in seguito agli importanti servizi resi in ospizio religioso durante l’epidemia di colera nel 1849, ha ricevuto dal Santo Padre un’onorificenza del tutto particolare: la Croce di Cavaliere di San Gregorio il Grande. Inoltre, il nostro governo, che non ha potuto disconoscere la devozione di questo Medico intrepido, gli ha assegnato la Croce della Legione d’Onore e lo ha innalzato, in seguito, al grado di Commendatore dello stesso ordine. Credo che il Dottor Charge sia il primo Omeopata, per lo meno in Francia, che abbia ricevuto una decorazione pontificia. >>

I PONTEFICI E L’OMEOPATIA
PAPA GREGORIO XVI DIFENSORE DELL’OMEOPATIA
Se i Pontefici Leone XII e Pio VIII si erano manifestati sempre favorevoli all’Omeopatia, fu il Papa Gregorio XVI (1831-1846) che si distinse più degli altri a difesa del metodo omeopatico, come si può rilevare dal seguente documento:
“Il metodo omeopatico ha ottenuto a Roma un trionfo completo sugli avversari partigiani dell’antica scuola. Il decano di questi, Dott. Lupi, era riuscito a persuadere il Papa Gregorio XVI che bisognava interdire agli Omeopatici la libera distribuzione dei rimedi. Il Dott. Wahle, brillante medico omeopatico, i cui numerosi e brillanti successi terapeutici hanno guadagnato all’Omeopatia la popolarità attuale, mise al servizio della causa i suoi privilegi di straniero, e l’influenza di uno dei suoi protettori: l’ambasciatore olandese, il barone di Liederkerke. Il Papa però, meglio informato del metodo di preparazione dei rimedi Omeopatici, e sollecitato da qualche nobile famiglia romana, rese a Wahle il diritto di distribuzione.

Da allora il nostro compatriota ha visto estendersi considerevolmente il cerchio della sua clientela, e il Convento dei Gesuiti al Gesù l’ha nominato Medico dell’Istituto, accordandogli onorari doppi di quelli già dati al suo predecessore allopatico.>>. [Estratto del Deutschen Allgemeine Zeitung, n. 827, del 22 Novembre 1844.].

È dunque Papa Gregorio XVI che autorizza, nel 1841, il Dottor Wahle all’esercizio dell’Omeopatia, sebbene egli non possedesse alcun regolare titolo accademico conferitogli dalle Università Pontificie. Con quel riconoscimento ufficiale di Wahle l’Omeopatia si afferma sempre più, ma il decano dei medici allopatici, il Dottor Lupi, riesce a persuadere Gregorio XVI ad interdire agli Omeopatici la libera distribuzione dei loro medicinali. Dietro questa sordida manovra era evidente non soltanto l’ostilità della scuola allopatica ma anche il palese interesse dei farmacisti. Il Dottor Wahle, nativo di Lipsia, cerca allora di difendere come meglio può l’omeopatia e gli interessi dei colleghi, facendo valere i suoi privilegi di straniero e l’influenza di uno dei suoi protettori, l’Ambasciatore olandese Barone di Liederkerke, nonché quella di numerosi patrizi romani suoi pazienti. Il Papa Gregorio XVI allora si informa più dettagliatamente sul metodo di preparazione dei
rimedi Omeopatici ed infine rende giustizia al Dott. Wahle concedendo a lui ed ai suoi colleghi il diritto di distribuire gratuitamente i rimedi Omeopatici ai loro pazienti, rendendo così nulle le vessatorie ordinanze delle Municipalità di Bologna e di Roma che invece lo proibivano. Wahle, inoltre, viene nominato Medico del Convento dei Gesuiti ed ottiene un salario doppio a quello già accordato al suo predecessore. In seguito Papa Gregorio XVI concede la Gran Croce di Cavaliere al Dottor Centamori, intimo amico di Hahnemann, che dedicò tutta la sua vita alla diffusione dell’Omeopatia nello Stato Pontificio. E fa ancora un gesto che certo dovette allarmare notevolmente gli allopatici: con una Bolla accorda agli ecclesiastici l’autorizzazione di somministrare rimedi Omeopatici in casi urgenti in assenza del Medico, e in tutte le località che sono sprovviste di Medici Omeopatici.

PIO IX
LA CATTEDRA DI FILOSOFIA DELLA NATURA
Gregorio XVI non fu l’unico Papa a manifestare interesse per l’Omeopatia. Il suo successore, Pio IX (1846-1878), nomina nel Marzo del 1848, per interessamento del Cardinale Orioli, del Gioberti, del Ventura e del Rosmini, il Prof. Ettore Mengozzi, Medico Omeopatico, alla Cattedra di Filosofia della Natura nell’Università di Roma. Nel 1869 lo stesso Papa affida al Prof. Ladelci la Cattedra di Botanica nell’Università Pontificia di Macerata.
Papa Pio IX insignì di decorazioni e riconoscimenti Medici Omeopatici italiani e stranieri e qui ricordiamo: la Croce di San Gregorio il Grande, conferita, nel 1849, al Dottor Charge di Marsiglia per i servizi resi durante l’epidemia di colera in un ospizio religioso; l’Ordine di San Silvestro conferito, nel 1855, al Conte De Guidi in riconoscimento dei suoi meriti di Medico Omeopatico; un breve Apostolico Speciale inviato nel 1847 al Dottor Perrussel, Medico Omeopatico a Parigi; nel 1862 il Dottor Ozanam di Parigi viene insignito dell’Ordine di San Gregorio e, sempre nello stesso anno, un altro Medico Omeopatico di Parigi, il Dottor Tessier, viene nominato Commendatore dell’Ordine di San Gregorio il Grande.
“Il 10 Marzo 1848 venne presentata al Papa Mastai dal Cardinale Orioli, a nome dei Professori dell’Università di Roma, mentre già il sommo Gioberti, il Chiarissimo Ventura, l’Illustre Rosmini al medesimo verbalmente avevano fatta la identica commendatizia, la petizione per la nomina del Prof. Ettore Mengozzi, Medico Omeopatico, alla cattedra di Filosofia della Natura nell’Università di Roma.
“Per la testimonianza dello stesso Cardinale Orioli il Papa mentre trascorreva con l’occhio la Petizione esclamò: “Oh! Il Prof. Mengozzi è già creato Maestro della Romana Università. Non vede, Eminenza, che sono sette i Maestri che lo desiderano?” – E soggiunse: “Dica al nostro Ministro di Pubblica Istruzione Cardinale Vizzardelli che lo munisca della nostra nomina!”.>> La Petizione e la Nomina in originale si trovano presso il Notaro Camerale di Roma, Giacomo Gaggiotti; la prima registrata l’anno 1848, Atti Pubblici; la seconda registrata l’anno prima della Repubblica Romana 1849, Atti Privati. – Felice Argenti, Segretario e Cancelliere delle R.C. Apostolica.
[Una deliberazione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione sul Libero Insegnamento della Medicina Omeopatica. Memoria del Prof. MENGOZZI, Roma, 1879, Tipografia Altero e C.].

PAPA LEONE XIII GUARITO DALL’OMEOPATIA
Anche Leone XIII (1878-1903), successore di Papa Mastai, fu nettamente a favore dell’Omeopatia e si fece curare dal Dottor Francesco Talianini, che esercitava ad Ascoli, come risulta dalla Rivista Omiopatica, (Anno XXXVIII, n. 3, 1892, pag. 99): “S.S. Papa Leone XIII che investito di lenta affezione tracheale con grave pericolo di vita allorché nell’Accademia Ecclesiastica in Roma addestravasi nelle prove per la futura grandezza, ebbe meravigliosamente ristorata e rinnovata e può ben dirsi la salute. Si che fu indubbiamente merito dell’Omeopatia e del Dott. Talianini se il sapientissimo Pontefice gode di una bene auspicata e provvidenziale longevità.”.
Il Dottor Francesco Talianini nacque a Trevi in Umbria il 21 Maggio 1776 e morì il 13 Ottobre 1857. Si laureò nell’Università della Sapienza di Roma e divenne Assistente nell’Ospedale di San Gallicano. Fu Medico condotto a Trevi, San Severino, Tolentino, Cingoli, Gubbio, Foligno e Ascoli dove fu nominato Membro della Commissione di Sanità. È concordemente ritenuto come uno dei primi Medici Omeopatici italiani. Conobbe l’Omeopatia studiando la Materia Medica Pura sulla traduzione di Romani e la traduzione dell’Organon del Dottor Bernardo Quaranta. Nel 1826 si recò a Napoli dove incontrò il Necker, Romani, De Horatiis e Mauro. Il Dott. Talianini fu il primo ad introdurre l’Omeopatia nello Stato Pontificio, dopo aver constatato a Napoli i successi terapeutici del Romani che pare gli sia stato maestro. In Ascoli rimase celebre la guarigione della Marchesa Vittoria Mosca di Pesaro che riacquistò la vista, grazie alle cure omeopatiche, dopo essere stata tenuta al buio per ben cinque anni dai medici allopatici per una grave affezione agli occhi. La Marchesa visse ancora molti anni dopo tale guarigione. Celebre fu anche la guarigione di Sua Santità Papa Leone XIII, il quale, “ammalatosi di lenta affezione tracheale, con grave pericolo di vita, allorché nell’Accademia Ecclesiastica in Roma addestravasi nella prova per la futura grandezza, ebbe meravigliosamente ristorata e rinnovata la salute.” (Pompili, Rivista Omeopatica, Ottobre 1892, n. 4).
“Si che fu indubbiamente merito dell’Omeopatia e del Dott. Talianini se il sapientissimo Pontefice gode di una bene auspicata e provvidenziale longevità.C. – (Dalla Rivista “La Strenna Spoletina”, del 1892: Una pagina dell’Omeopatia nell’Umbria, del Dott. Gioacchino Pompilj). Per i suoi servigi e l’alta professionalità dimostrata, il Dott. Talianini ebbe in dono dal Vaticano una medaglia d’oro, e continuamente vi era chiamato per consulti. Nel 1830 andò in Inghilterra con il Dottor Romani, al seguito del Principe Doria Pamphili, su invito di Lord Shrewsbury. Anche in Inghilterra egli ebbe molto successo e fu nominato Membro di varie Accademie.

SUA SANTITÀ PIO XII
CURATO DALL’ARCHIATRA OMEOPATA
Anche, Sua Santità Papa Pio XII fu un convinto difensore dell’Omeopatia. Si legge infatti nell’Europeo del 16 Luglio 1947: “Il primo curante è Galeazzi–Lisi. Segue il metodo Omeopatico e lo applica al Papa Pio XII ”. È doveroso ricordare che questo stimabile clinico specialista, divenuto in seguito Archiatra Pontificio, fece molto per la causa Omeopatica ai tempi del C.O.R. (Centro Omeopatico Romano). La sua opera venne molto apprezzata da tutti gli Omeopati italiani.
Con tanti riconoscimenti ufficiali, la vita dell’Omeopatia nello Stato Pontificio non fu così difficile come in altre regioni d’Italia. Dopo un primo tentativo di ostacolare la libera distribuzione dei rimedi Omeopatici, fortunatamente superato grazie all’intervento di Papa Gregorio XVI nel 1842, per alcuni anni lo Stato Pontificio non si occupò più giuridicamente dell’Omeopatia. I Medici Omeopati poterono  distribuire gratuitamente i loro medicinali e non subiranno più denuncie e polemiche.

Con l’andar degli anni il numero dei Medici Omeopatici crebbe però al punto che lo Stato non poteva più restare indifferente di fronte alla quantità, sempre maggiore, di ricette mediche che passavano incontrollate direttamente dalle mani del Medico a quelle del paziente. Basandosi sul fatto che la precedente legge permetteva ai Medici Omeopatici di distribuire gratuitamente i rimedi omeopatici là dove non vi era una farmacia omeopatica, un Decreto Ministeriale Notificato il 15 Novembre 1856, (n° 53196, sull’ordinamento delle Farmacie nello Stato Pontificio) ordinava l’apertura di Farmacie Omeopatiche esclusive a Roma e in Provincia. Così là dove vi era una Farmacia Omeopatica, i Medici non potevano più distribuire gratuitamente i loro medicinali, senza incorrere nei rigori della legge.

L’OMEOPATIA ALL’OPERA PIA COTTOLENGO NELLE PAROLE DEL CHIRURGO LORENZO GRANETTI, AMICO DEL SANTO
Il Dottor Lorenzo Granetti racconta come divenne Medico Omeopatico: “Anch’io pensava come pensa la maggior parte dei medici allopatici sul merito di questa scienza; anch’io nutrii per gran tempo gli stessi pregiudizi, la medesima incredulità all’annunzio del principio hahnemanniano, Similia Similibus Curentur, quando ancora era digiuno della nuova dottrina e dei suoi risultamenti, e sentiva d’essere fondata sul principio opposto all’abituale ed invecchiato assioma – Contraria Contrriis – quantunque persone degnissime di fede mi raccontassero con entusiasmo molti casi di guarigione press’a poco miracolose.” (Giornale di Medicina Omiopatica, n. 1, 1848, pp. 155 e segg.). Queste “storie sorprendenti” lo indussero a sperimentare l’Omeopatia nella clinica chirurgica. Abbandonò salassi e sanguisughe e scelse per il trattamento Omeopatico i casi più difficili e, consigliato e guidato in principio da Omeopati esperti, ottenne anch’egli guarigioni sorprendenti.
“Io sarò eternamente riconoscente ad alcuni medici insigni di questa Capitale, che mi indussero a studiare ed a sperimentare l’Omeopatia, e ad osservare ed impiegare l’Aconito nelle febbri infiammatorie; l’Arnica nelle malattie traumatiche; la Tuja nella sicosi, il Solfo nella psora, ecc.; e difatti sono ormai più di dieci anni che nella mia vasta clinica all’Opera Pia Cottolengo, in grazia dell’Arnica, dell’Aconito, ecc. un caso solo io non posso contare d’averlo perduto. Io mi chiamerei pago se i miei colleghi, già benemeriti della Patria per i loro incessanti e gloriosi servizi resi, e che tuttora scientemente e con somma singolarità rendono ai nostri prodi difensori della Patria e della libertà italiana, prestassero attenzione all’azione specifica ed elettiva dell’Arnica, perché sarebbero meglio coronate le loro fatiche e più presto guarirebbero i loro feriti.”. Dottor Lorenzo GRANETTI, Chirurgo Direttore dell’Ospedale Cottolengo a Torino de La Medicina specifica applicata in particolare al trattamento delle lesioni organiche risultanti da violenza di corpi meccanici, massime dei proiettili di guerra. Dissertazione dedicata al prode e valoroso Esercito Piemontese. Torino, Tipografia di Enrico Mussano, 1848, pag. 8, 10.
Nel 1851 partecipò a Parigi al Congresso di Medicina Omeopatica. Nel 1855 fu nominato Medico di Re Carlo Alberto e di Casa Savoia. Fu intimo amico del Santo Giuseppe Cottolengo e Direttore Chirurgo dell’Opera Pia Cottolengo. Ebbe il coraggio di esercitare apertamente l’Omeopatia nell’Ospedale del Cottolengo in un momento particolarmente difficile. I risultati furono superiori ad ogni aspettativa e le reazioni nel campo avverso furono così numerose e violente che il Granetti fu nominato Direttore delle Terme di Acqui ed allontanato dall’Ospedale. Nel 1858 era Direttore dell’Istituto dello Spirito Santo di Nizza. Ebbe una vivace polemica con il Dott. Borelli, direttore della Gazzetta Medica Italiana. Moriva a Torino il 5 Settembre 1871.

LE CONDOTTE OMEOPATICHE NELLO STATO PONTIFICIO
Con la creazione delle Condotte Omeopatiche nello Stato Pontificio la legge implicitamente riconosceva l’Omeopatia. La prima Condotta Omeopatica ad essere istituita fu a Bevagna, in Umbria, ma il Dott. Giuseppe Bonino precisa che fu per lui il primo ad avere la prima Condotta Omeopatica perché accettò la Condotta Sanitaria in due Comuni, cioè Villar Perosa nel 1859 e nell’anno successivo a Pinasca… inotre a Montedoro in Sicilia fin dal 1862 fu istituita una Condotta Omiopatica, occupata dal Dott. Pappalardo, cui più tardi si è associato il Dott. Stonaci. (Ricordo Cronografico dell’Omeopatia in Italia, l’Omiopatia in Italia, Agosto 1907). Il Dottor Agostino Mattoli si era prodigato per anni a favore della popolazione curando i concittadini sempre omeopaticamente finché, come riconoscimento ufficiale della sua opera, fu unanimemente deliberata, il 22 Aprile 1869, nello stesso giorno del suo decesso, l’istituzione di una Condotta Omeopatica. Il 20 Dicembre 1869 (visto del 9 Luglio 1869, n. 821, della R. Sottoprefettura del Circondario) si apre così il concorso alla prima Condotta Medica Omeopatica. I concorrenti erano tre ed il vincitore, con unanime consenso, fu il Dottor Vincenzo Massimi di Teramo. Per tale avvenimento vi furono molte polemiche, specialmente ad opera del Dottor Agostino Bertani (Gazzetta Medica Italiana Lombarda, n. 3, pag. 23-24), in quanto si riteneva un sopruso da parte del Municipio di Bevagna l’imporre ai cittadini di curarsi Omeopaticamente. Tutto fu messo a tacere quando si rese noto che contemporaneamente esisteva anche una Condotta Allopatica, affatto soppressa, e che i cittadini avevano la più ampia libertà di scelta. Con il tempo la Condotta Omeopatica di Bevagna fu eliminata per il motivo, si dice, che fu impossibile trovare un successore poichè il trattamento economico era troppo esiguo e inadeguato. Il 31 Ottobre 1875 anche il Consiglio Municipale di Piperno delibera con voto unanime l’istituzione di una Condotta Medica Omeopatica, affidata al Dottor Pasi, che la tenne fino alla sua morte, avvenuta nel 1878.

Ugualmente il Dottor Carlo Berretti tenne, per 27 anni, la Condotta Medica di Paliano, fino al 1875, anno della sua morte.
Ma non sempre la situazione si risolveva in favore dell’Omeopatia e molte proposte di istituire Condotte Omeopatiche furono bocciate. Il Placci racconta infatti a proposito di una Condotta nello Stato Pontificio dove già esistevano una Farmacia ed un Medico Omeopatico. Accettando condizioni economiche più favorevoli, questo medico si trasferì in una città vicina. Rimasta la Condotta scoperta, fu bandito un concorso nel quale si esigeva espressamente che il Medico fosse perfettamente istruito nella teoria e nella pratica Omeopatica. Ma il bando fu bocciato dal Consiglio Provinciale di Sanità e gli abitanti del luogo furono costretti a ritornare alle sanguisughe, ai vescicamenti, ai cauteri, ai setoni, ai purganti, agli emetici della scuola allopatica (Giornale di Medicina Omiopatica, anno IV, 1847, Vol. XII, pag. 135).

RICONOSCIMENTI E ONORIFICENZE VATICANE CONCESSE A MEDICI OMEOPATICI:
>>Nel 1841 il Dott. Wahle ottiene da Papa Gregorio XVI il diritto ai Medici Omeopatici di distribuire gratuitamente i farmaci omeopatici ai pazienti rendendo così nulle le vessatorie ordinanze delle Municipalità di Bologna e di Roma che invece lo proibivano. Wahle, inoltre, viene nominato Medico del
Convento dei Gesuiti ed ottiene un salario doppio a quello già accordato al suo predecessore.
>>Papa Gregorio XVI concede la Gran Croce di Cavaliere al Dott. Centamori, intimo amico di Hahnemann, che dedicò tutta la sua vita alla diffusione dell’Omeopatia nello Stato Pontificio.
>>Papa Gregorio XVI con una Bolla accorda agli ecclesiastici l’autorizzazione di somministrare rimedi Omeopatici in casi urgenti in assenza del Medico, e in tutte le località che sono sprovviste di Medici Omeopatici.
>>Nel 1847 Sua Santità nominò il Dott. Tessier, Medico Omeopata che introdusse l’omeopatia negli ospedali di Parigi, Commendatore dell’Ordine di S. Gregorio il Grande.
>>Nel 1849 Pio IX conferisce al Dott. Charge di Marsiglia, la Croce di Cavaliere di San Gregorio il Grande per gli importanti servizi resi in ospizio religioso durante l’epidemia di colera nel 1849.
>>Nel 1847 Pio IX invia un breve Apostolico Speciale al Dottor Perrussel, Medico Omeopatico a Parigi;
>>Nel Marzo del 1848, Pio IX nomina il Prof. Ettore Mengozzi, Medico Omeopatico, alla Cattedra di Filosofia della Natura nell’Università di Roma.
>>Nel 1855 Pio IX conferisce l’Ordine di San Silvestro al Conte de Guidi in riconoscimento dei suoi grandi meriti di Medico Omeopatico;
>>Nel 1862 Sua Santità Pio IX conferì le insegne dell’Ordine di S. Gregorio il Grande al Dott. Ozanam, medico omeopatico a Parigi, fratello del Beato Federico Ozanam.
>>Nel 1869 lo stesso Papa Pio IX affida al Ladelci la Cattedra di Botanica nell’Università Pontificia di Macerata.
>>Per i suoi servigi e l’alta professionalità dimostrata nel curare e guarire Papa Leone XIII, il Dott. Talianini ebbe in dono dal Vaticano una medaglia d’oro, e continuamente vi era chiamato per consulti.
>>Nel 1947 il primo medico curante di Papa Pio XII è il Dottor Galeazzi–Lisi, medico omeopata. È doveroso ricordare che questo stimabile clinico specialista divenne infatti Archiatra Pontificio e applicava con successo il metodo omeopatico al Papa Pio XII.

Verso la metà del secolo cominciano a intravedersi i segnali, che porteranno ad una fase di declino dell’Omeopatia italiana che si prolungherà per alcuni decenni. In Italia l’Omeopatia, essendosi legata ai movimenti cattolici popolari, con l’aperto consenso delle gerarchie ecclesiastiche che favorivano tutto ciò che poteva contrapporsi al materialismo illuminista, è destinata a pagare un caro prezzo. Ben presto infatti il Prof. Ettore Giovanni Mengozzi, dovette abbandonare la Cattedra di Omeopatia presso l’Università romana, assegnatagli nel 1848 da Pio IX, per il precipitare degli eventi. Le successive vicende storiche e politiche che porteranno all’unità d’Italia, saranno realizzate contro il cattolicesimo, e l’Omeopatia italiana, essendosi troppo schierata con quest’ultimo, non poteva che essere emarginata nel nuovo clima culturale che si andava configurando.

Altra causa del declino furono gli indiscutibili successi scientifici e clinici ottenuti dalla neonata microbiologia sulla scia delle scoperte di Pasteur e di Koch. Finalmente veniva indicata una plausibile causa delle malattie e si potevano apportare i mezzi per combattere l’agente microbico che ne era responsabile. Per l’uomo comune e per la mentalità scientifico – meccanicistica si trattava di un concetto semplice da capire e da accettare: la causa delle malattie risiede fuori di noi e deve essere rimossa per poterla sconfiggere. L’Omeopatia, con la sua visione della malattia legata ad alterazioni della forza vitale e del terreno individuale, rappresentava qualcosa di troppo complesso per le grandi masse che, al contrario, intuivano agevolmente i semplici schemi della microbiologia e della chemioterapia; anche se lo stesso Pasteur aveva infine umilmente riconosciuto che: “il microbo è nulla, il terreno è tutto”. In quel periodo l’Omeopatia conobbe una fase di declino e rimase appannaggio di poche famiglie che, da decenni la coltivavano per tradizione, quali i Cigliano, i Mattoli, i Cenerelli, i Gaiter e altri, mantenendone vivi l’insegnamento e la pratica fino al ventesimo secolo.

Negli ultimi trent’anni del ventesimo secolo si è nuovamente assistito a un rifiorire di interesse da parte degli operatori sanitari e dell’utenza nei confronti dell’Omeopatia. Nell’attuale rinascita dell’Omeopatia si afferma nuovamente una realtà terapeutica e sociale che interessa milioni di persone per la sua efficacia clinica e per l’attività biologica dimostrata nel corso di due secoli di storia. Alla base di questo fenomeno esistono ragioni piuttosto articolate che si possono riassumere nel costante e preoccupante diffondersi delle malattie iatrogene (che delimita e limita non poco l’uso di certi farmaci convenzionali), nell’incapacità della Medicina Accademica di gestire i problemi di molti malati cronici, nella nascita di una ricerca di base e di una sperimentazione clinica Omeopatica realizzata secondo i canoni della ricerca scientifica e nel ritorno culturale di medicine olistiche a favore delle quali si schiera un numero sempre maggiore di persone che privilegiano le metodologie terapeutiche personalizzate.
Altri motivi alla base di questa crescente richiesta sono da ricercarsi nel fallimento di altri trattamenti terapeutici, nella crescente preoccupazione degli effetti indesiderati di altre cure, a problemi di intolleranza e allergie ad altri farmaci e in ultimo a preferenze personali. Secondo Harris L. Coulter l’Omeopatia si afferma con successo ogni qualvolta la medicina convenzionale finisce in un vicolo cieco. In effetti così fu per la prima volta agli inizi del XIX Secolo, quando Hahnemann propose il suo nuovo sistema terapeutico. Nell’epoca della medicina “eroica”, quando i medici convenzionali ricorrevano a salassi e veleni come l’arsenico e il mercurio per ogni tipo di disturbo, i pazienti furono felici di curarsi con l’Omeopatia. Hahnemann in quel periodo seppe dare una duplice risposta terapeutica all’uso indiscriminato dei veleni o allo sterile nichilismo terapeutico.

Con l’avvento della “teoria batterica” di fine secolo, la medicina convenzionale recuperò ampiamente le proprie posizioni e l’eliminazione di malattie come la difterite e il tetano fu merito dei progressi compiuti nel campo della vaccinazione preventiva e terapeutica. Nel contempo, i provvedimenti di sanità pubblica contribuirono a debellare il vaiolo, la febbre gialla e altre malattie infettive. Di fronte a queste soluzioni di portata storica nella sconfitta di malattie che da sempre affliggevano l’umanità e che in passato erano incurabili, l’Omeopatia sembrò antiquata e irrilevante.

Se è vero però che la medicina, la chirurgia e la tecnica diagnostica hanno compiuto enormi progressi negli ultimi decenni, se è vero che in questo ultimo secolo sono stati sconfitti gli antichi flagelli giungendo al dominio quasi totale della patologia esogena e acuta, è altrettanto vero che la patologia cronica e le malattie degenerative sono in progressivo e allarmante aumento. Una nuova consapevolezza si affaccia all’orizzonte delle menti più aperte: se medicine e farmaci sono indispensabili per curare le malattie, per guarire l’ammalato e il sofferente bisogna fare molto di più, è necessario riconsiderare l’ammalato come un tutto unico e non l’insieme di vari pezzi da curare separatamente. Il vertiginoso progresso tecnologico, se da una parte contribuisce a migliorare notevolmente le indagini diagnostiche, dall’altra rischia paradossalmente di distoglierci da questo fine.

Oggi peraltro, allorché l’allarmante numero di malattie croniche e il crescente sviluppo di patologie iatrogene dovute all’abuso di farmaci sempre più dotati di tossicità ha reso il curarsi un’impresa ad alto rischio, le persone trovano conforto nel sapere che esiste un’alternativa o una complementarietà non tossica, non pericolosa per la loro salute e per la loro vita e, per di più, di grande efficacia. Da circa un ventennio infatti, la crescita della domanda di medicinali omeopatici in Italia si attesta stabilmente su valori del 15% annuo, con una stima di oltre dodici milioni di persone che attualmente ricorrono a questo metodo di cura; 7.500 sono invece i medici generici e specialisti che prescrivono farmaci omeopatici nel nostro Paese. Anche le Università si stanno aprendo all’insegnamento di questa metodica istituendo corsi nelle sedi di: Milano, Napoli, Pavia, Roma Tor Vergata e Urbino. Incontri di tecnica della preparazione dei medicinali omeopatici vengono svolti in numerose Facoltà di Farmacia come Bari, Cagliari, Firenze, Milano, Novara, Roma La Sapienza, Palermo, Pavia e Torino. Gli Ordini dei Medici di Brescia, Palermo e Roma hanno di recente emanato una delibera sulle medicine non convenzionali. Altri Ordini hanno invece istituito delle Commissioni sulle Medicine Non Convenzionali (MNC) ad Aosta, Bari, Cagliari, Firenze, Messina, Milano, Modena, Reggio Emilia, Torino, Verona e Vicenza.

Le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Toscana, hanno deliberato a favore dell’inserimento dell’omeopatia in ambito pubblico e per la promozione di studi osservazionali e ricerche cliniche. Diversi ambulatori di omeopatia sono stati attivati nel servizio pubblico e precisamente a Brescia (Asl 20), a Firenze (Asl 10, Distretto di Lastra e Signa e Distretto di Scandicci), sempre a Firenze presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova, nel reparto di anestesiologia e rianimazione; a Lucca (Asl 2); Messina (Asl 5 Gioiosa Marea e Patti); a Napoli, presso l’Asl 1 Ospedale Ascalesi, presso l’Ospedale san Paolo e all’Università degli Studi Federico II, Facoltà di Medicina e Chirurgia; a Roma, presso l’Ospedale San Camillo e a Siena al Policlinico Le Scotte.

Nonostante l’Omeopatia abbia subito per oltre 200 anni gli attacchi più feroci, i boicottaggi più incredibili, le pubblicazioni più infamanti e gli ostracismi di ogni tipo e natura, oggi essa è diffusa e praticata in quasi tutti i paesi del mondo ed è in costante e continua crescita.

L’Omeopatia è sicuramente la metodica terapeutica che raccoglie in sé più prove scientifiche e nel contempo più opposizioni da parte del mondo accademico di tutte le altre terapie non convenzionali. Il motivo di questa avversione è senz’altro dovuto ai ciclopici interessi economici che condizionano pesantemente la ricerca e il pensiero medico-scientifico convenzionale. Ma ancor più perché, per accettare il dato che sostanze estremamente diluite riescano a provocare modificazioni nei substrati biologici (fenomeno già ampiamente dimostrato e confermato in numerosi test di laboratorio), richiederebbe da parte degli oppositori un profondo cambiamento dei loro schemi mentali, tale da costringerli a rivedere gran parte dello loro dogmatiche conoscenze chimico-fisiche.

Per questi motivi l’Omeopatia è ancora oggi in “quarantena”: accettata e praticata da decine di migliaia di Medici in diverse Nazioni, utilizzata da milioni di persone, rifiutata da tanti altri; elevata agli onori universitari in alcuni Paesi, messa al bando in altri; tollerata in alcuni ambienti accademici; messa all’indice in altri.

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